cibo e relazioni familiari
Adolescenza,  Genitorialità

Cibo e relazioni familiari. Cosa deve sapere un genitore

Quando parliamo di cibo non ci riferiamo solo a ciò che ci permette di dare energie al nostro organismo, ma anche al modo in cui il cibo e le relazioni familiari, e non, sono legati tra loro.

Mediante il cibo esprimiamo la socialità, il piacere o il dispiacere, lo stress e molti altri stati d’animo; ciò che mangiamo diviene dunque espressione dello stile di vita non solo a livello individuale, ma anche culturale, dal momento che ogni cultura si relaziona ad esso in modo differente.

CIBO E FAMIGLIA

Durante le feste comandate, per esempio, il cibo diventa rituale e permette a gruppi e famiglie di riunirsi e condividere in modo festoso intere giornate; ciò avviene anche durante matrimoni, comunioni e compleanni.

Il cibo svolge la sua funzione anche nella routine quotidiana, scandendo i momenti della giornata (pensiamo all’ora del té o ai ritrovi al bar).
Ecco quindi dei semplici esempi esplicativi in cui il cibo si fa portatore della cultura, della storia familiare e si configura quale luogo di unione e condivisione dei significati.

In tal modo il cibo diviene espressione dell’identità.

E’ molto più connesso alle emozioni di quanto non pensiamo proprio perché rappresenta la protezione, l’amore e ci permette di integrarci al gruppo; non a caso in terapia si utilizza spesso il cibo quale metafora per la nutrizione dell’animo.

Se il cibo è così legato alle emozioni che proviamo, si può meglio comprendere la funzione che esso svolge in specifici periodi della nostra vita; esso, infatti, esprime lo stile di vita non solo a livello individuale, ma anche culturale.

Data la vastità dell’argomento, in questo articolo porterò l’attenzione sulla relazione che esiste tra l’approccio che la persona ha nei confronti del cibo e le relazioni familiari senza la pretesa di essere esaustiva, ma con la promessa che troverete altri articoli su questa tematica.

CIBO E RELAZIONI FAMILIARI

All’interno del sistema familiare il cibo viene sovente utilizzato dai membri come mezzo di comunicazione così, comprendere il significato di tale modalità comunicativa, può essere il primo passo per la risoluzione del comportamento disfunzionale.

Un figlio, per esempio, può affermare la propria indipendenza dai genitori mediante il controllo dell’alimentazione quando questi ultimi sono eccessivamente controllanti; tale controllo può anche manifestarsi nei confronti dei genitori stessi e divenire un vero e proprio modo di manipolare l’intero sistema familiare.

In tal senso il controllo dell’assunzione o meno del cibo diviene da parte del figlio l’unica forma di potere all’interno di un sistema familiare e ciò potrebbe condurlo a manifestare in futuro disturbi alimentari.

Un’ulteriore modalità di utilizzo dell’alimentazione all’interno della famiglia è strettamente educativa e legata all’associazione impropria tra la gratificazione o la punizione data attraverso gli alimenti (es. “se ti comporti bene, ti compro il gelato” o “se non mangi tutto vai a letto senza cena”).

COSA DEVE SAPERE UN GENITORE?

In primo luogo è importante che un neo-genitore sia consapevole della stretta connessione che esiste tra il cibo e le emozioni.

Punire il bambino utilizzando il cibo può non essere funzionale al sano sviluppo dello stesso. Ma, d’altra parte, anche dare per scontato che ad un’azione positiva del bambino debba seguire una gratificazione attraverso un dolce può non essere funzionale.

Nel corso dello sviluppo del bambino è importante che il genitore porti l’attenzione alla relazione che il proprio figlio ha con il cibo.
Questo può essere fatto anche senza necessariamente patologizzarla facendo esclusivamente riferimento ai canoni culturali e/o familiari, ma rivolgendosi ad un esperto qualora emergessero perplessità sia rispetto al pesoforma, sia rispetto a comportamenti disfunzionali manifestati dal bambino.

Bisogna poi tenere a mente che il cibo per il bambino e per l’adolescente diviene un ponte tra sé e l’altro; quindi è attraverso quello che mangia che egli esprime dei bisogni o vuole dirci qualcosa.
Sta poi al genitore trovare il modo, da solo o con l’aiuto di un esperto, di comprendere il linguaggio del proprio bambino ed aiutarlo a crescere.

Articolo pubblicato anche su psiche.org

Dott.ssa Claudia Corbari - Psicologa e Psicoterapeuta a Palermo e online - Ansia, Stress, Depressione, Problemi relazionali? Effettuo CONSULENZE, SOSTEGNO e TERAPIE individuali, di coppia e familiari. Visita il sito!

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