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Benessere

“Io sono così, punto e basta!”

di Claudia Corbari

Spesso parlando di identità si fa un po’ di confusione tendendo ad accostare ad essa aggettivi che la definiscono nei modi più svariati, facendo perdere il senso della sua costruzione.

Ma allora cosa intende la psicologia quando affronta il tema dell’identità?

Pregiudizi e confusione possono essere superati grazie alla conoscenza.

Con il termine identità in psicologia si intende l’identità personale, ovvero il senso del proprio essere continuo attraverso il tempo e distinto da tutti gli altri.

L’identità non è data a priori, ma si costruisce attraverso la memoria e, dunque, dalla relazione che essa instaura tra il passato e il presente dell’individuo; proprio in virtù di ciò si parla di identità o crisi dell’identità, indicando la solidità o la fragilità di questa importante costruzione.

La correlazione tra memoria ed identità si manifesta nello sviluppo e nel mantenimento della cosiddetta “memoria autobiografica”, intesa come la capacità di conservare le informazioni e le conoscenze legate al sé a partire dalla seconda infanzia.

La memoria autobiografica è quindi ricordare di sé, del proprio passato, delle proprie esperienze ed essere in grado di localizzarle nel tempo e nello spazio; tale tipo di memoria attribuisce unitarietà e distintività alla persona e permette quindi di sperimentare la continuità tra passato e presente e, di conseguenza, assolve notevoli funzioni legate al riconoscimento della propria identità.

Dello sviluppo dell’identità si è molto occupato lo psicologo e psicanalista Erik Erikson, il quale ha introdotto, nello studio di essa, una dimensione sociale ed ha considerato come fondamentale la relazione tra l’individuo e l’ambiente sia nello sviluppo normale, sia in quello patologico.

Gli “stadi psicosociali” che lo studioso ha introdotto, considerando lo sviluppo come un’evoluzione caratterizzata dal superamento di stadi costituiti da specifici compiti di sviluppo, sono definiti da modalità sociali: Erikson parte infatti dall’ipotesi che la psicopatologia e i tratti di personalità disfunzionali degli adulti possano avere origine nel fallimento dei compiti che la persona dovrebbe portare a termine in ogni specifico stadio.

Le conseguenze di tali crisi possono essere sia positive che negative e, se esse non hanno avuto una soluzione soddisfacente, nei successivi stadi l’individuo continuerà a combattere le stesse battaglie.

La persona sarà quindi alla continua ricerca dell’identità che si configura come la comprensione e l’accettazione del sé e della propria società.

Quando pensiamo che il concetto “Io sono così, punto e basta!” sia assoluto, dobbiamo riflettere sulla teoria appena esposta e dobbiamo renderci conto che la nostra personalità è in continuo sviluppo e che quindi, insieme al contesto in cui viviamo, ne siamo co-costruttori.

Sembra quindi che la volontà e la percezione che ognuno di noi ha di sé siano determinanti per la crescita personale.

Dott.ssa Claudia Corbari 
Psicologa e Psicoterapeuta 
Aiuto le persone a migliorare la propria vita 
attraverso la riscoperta delle loro risorse.

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Un commento

  • Johne443

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