Conoscere i meccanismi di difesa

Molti termini psicologici sono entrati a far parte del linguaggio comune perdendo, talvolta, il loro significato originario.

Con il termine “difesa” in psicologia si intende un’operazione psichica finalizzata a ridurre o a sopprimere un turbamento che potrebbe portare la persona a dover mettere in discussione la sua integrità ed il suo equilibrio interno. Esistono molteplici meccanismi di difesa che spesso vengono attivati dal soggetto in modo inconsapevole; essi possono avere funzioni positive, in quanto permettono un adattamento all’ambiente in modo sano e creativo, favorendo una protezione dalle minacce con le quali l’individuo si trova a fare i conti nel corso della propria esistenza, ma possono anche avere delle ripercussioni negative se utilizzati in modo costante.

Le difese possono quindi indurci a mettere in atto specifici comportamenti in grado di proteggerci da una situazione particolare o, viceversa, possono promuovere atteggiamenti in grado bloccare le nostre azioni spontanee.

Ma da cosa dovrebbe difendersi una persona?

Generalmente un soggetto si difende da situazioni, reali o immaginarie, che potrebbero mettere a rischio la sua integrità e, mediante i meccanismi di difesa, riesce ad evitare o a gestire dei sentimenti minacciosi e a mantenere la sua autostima.

I meccanismi di difesa possono essere suddivisi in primari (si formano nei primi anni di vita del bambino e sono totalizzanti) e secondari (sono più maturi e limitano solo una piccola parte dell’Io sia nei riguardi della realtà che della sua identità).

I meccanismi di difesa primari sono:

il diniego; il ritiro primitivo; il controllo onnipotente; l’idealizzazione; la proiezione; l’introiezione; l’identificazione proiettiva; la scissione dell’Io; la dissociazione.

I meccanismi di difesa secondari sono:

la rimozione; la regressione; l’isolamento; la razionalizzazione; la compartimentalizzazione; l’annullamento;la moralizzazione; lo spostamento; la formazione reattiva; il volgersi contro Sé; l’identificazione; il capovolgimento; l’acting out; la sublimazione e la sessualizzazione.

Conoscere, seppur non in modo tecnico questi meccanismi permette di avere un’idea di come, in base alle circostanze, ogni giorno tendiamo ad utilizzarne qualcuno per affrontare la quotidianità.

Una difesa che molto spesso utilizziamo è il diniego.

Questa difesa primaria viene utilizzata soprattutto quando, dinnanzi ad un avvenimento spiacevole o potenzialmente traumatico, la persona si rifiuta di accettare ciò che è accaduto. Questo processo può manifestarsi sia nei bambini, sia negli adulti anche come prima reazione all’evento difficile da fronteggiare e, coloro i quali lo utilizzano, possono vivere in modo meno sgradevole la quotidianità e, in particolare, gli eventi stressanti. Bisogna poi evidenziare che in alcune persone l’utilizzo del diniego avviene in momenti e in situazioni specifiche; una di esse può essere quella relativa all’accettazione della morte di un familiare.

L’accettazione di un evento particolarmente traumatico o che provoca una forte sofferenza, spesso in un contesto in cui è impossibile esprimere i propri sentimenti o i propri stati emotivi, può indurre il soggetto a negarne l’esistenza.

Nei casi più adattivi, infatti, il diniego può aiutare la persona ad essere lucida anche in situazioni di emergenza in cui la propria vita o quella di un proprio caro è in pericolo e ciò può quindi indurla a mettere in atto comportamenti utili alla gestione dell’evento stesso. Nei casi meno adattivi può invece mettere a rischio il soggetto che, proprio a causa di esso, potrà attuare comportamenti anticonservativi.

Per fare un esempio, nelle situazioni di emergenza, i soccorritori si trovano spesso dinnanzi a familiari di vittime di incidenti stradali che hanno serie difficoltà, specialmente durante la fase emergenziale, a comprendere e realizzare l’evento appena accaduto. La negazione dell’evento traumatico avviene in quanto, dinanzi alla situazione particolarmente forte dal punto di vista emotivo, la mente si protegge in quanto incapace, in quello specifico momento, di farsi carico della realtà. È molto importante che questa fase venga tenuta sotto controllo da esperti della salute mentale in quanto, un radicarsi dell’utilizzo del diniego non permetterebbe alla persona di elaborare il lutto appena avvenuto; elaborazione che inizia già nei primi momenti dell’emergenza anche della situazione traumatica.

È dunque molto importante considerare i meccanismi di difesa non in termini estremamente negativi o positivi, ma comprenderne l’utilità per un sano adattamento all’ambiente in specifiche circostanze, così come la pericolosità di una radicalizzazione di essi come risposta automatica agli eventi.

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